Riflessioni

Una sensazione di piacere e di interesse  si trasferisce dall’ osservatore alla persona che indossa un oggetto piacevole da guardare. Sin dall’ età della pietra, con la scoperta di questo effetto sull’animo umano, l’uomo ha sentito il bisogno di adornarsi.  Nacque l’oreficeria e la realizzazione di ornamenti che nel corso della storia hanno assunto valori ben più grandi di quello puramente intrinseco: il gioiello identifica la civiltà in cui nasce, il periodo in cui è prodotto e la condizione sociale di chi lo possiede.  Piccoli laboratori orafi modestamente attrezzati hanno costruito per secoli i gioielli più impegnativi e quando l’artigiano dotato di particolare sensibilità è riuscito attraverso le sue capacità tecniche ad imprimere alla materia un’emozione, ha costruito un opera d’arte. Con l’industrializzazione la quantità di oreficeria prodotta in un anno nel mondo è diventata enorme, oggetti che per la maggior parte sono solo sfoggio di ricchezza,  il cui valore è legato solo alla quotazione del prezioso metallo con cui sono costruiti. D’altra parte, però, la lavorazione in serie ha valorizzato quella artigianale là dove continua ad essere impiegata. In altre parole dove tecniche e strumenti modernissimi sono al servizio della più schietta tradizione artigianale, sotto la guida di esperti maestri orafi si riesce a tenere alto il valore intrinseco del gioiello considerato opera d’arte nel confronto con la lavorazione in serie. Una secolare tradizione che ha dato all’Italia il primo posto nella classifica mondiale dei produttori di preziosi e grazie alla quale potrebbe superare la crescente competizione dei paesi asiatici, con dei gioielli “Made in Italy” sempre un gradino al di sopra degli altri.