Rame

  Parliamo del rame, anch’esso metallo nobile, il primo noto, che puro o in lega ha evidenziato il livello artistico delle varie civiltà, catene di rame con pietre preziose erano conosciute dal Tigri all’Eufrate, dal Mediterraneo ai Balcani. Nell’antico Egitto, diademi e copricapi in questo metallo facevano parte del corredo reale e testimoniavano il potere e la dignità del faraone.

 Ramato è sinonimo di calore e bellezza, due attributi che le civiltà del Centroamerica, dai Maya agli Aztechi, individuarono e tradussero in bracciali, collane e campanelli per danze cerimoniali. Non solo metallo quindi , ma grazie alla sua duttilità, materia plasmabile che per Francisco Rebajes e Jerry Fels, due creatori di bijou dell’era moderna ha rappresentato l’unico sogno.

Sogno che negli anni 40 ha creato in america un movimento modernista di artigiani del gioiello ,che come i loro predecessori delle Arts and Craft, rifiutavano l’intervento della macchina e i principi della produzione di massa. Ribelli, rinnegavano la presenza di gemme preziose a favore dei materiali poveri.

 Le influenze del surrealismo, del cubismo e dell’astrattismo spinsero questi artigiani a esplorare il loro mondo interiore e la rappresentazione dello spazio, rivoluzionando gli stilemi del gioiello tradizionale.

 Il risultato fu quello che comunemente viene definito gioiello d’artista.

  Parallelamente a questo movimento cresceva il successo di altre aziende, come Trifary e Coro, impegnate a produrre per la moda gioielli fantasia dai soggetti naturalistici tradizionali. Una premessa importante, perché il bijou di rame è il trait-d’union tra due diverse correnti di pensiero.

Non veniva prodotto in esemplari unici e con forme cosi avanguardistiche come lo studio jewel, ma neppure prodotto in grandi quantità come il costume jewel.

Belli e irripetibili in altri materiali, i bijou in rame sono frutto di un artigianato colto e con un ottimo rapporto qualità prezzo, e quando è dichiarato tale, ovvero non ha subito bagni di doratura, parla da solo e rivela immediatamente la sua natura.

 E quando una donna sceglie il rame, non scende a compromessi e vuole che si sappia che il suo gioiello è falso, una scelta d’elite, un oggetto destinato a un pubblico sensibile ad una diversa espressione dell’ornamento.

 
 

Riflessioni

Una sensazione di piacere e di interesse  si trasferisce dall’ osservatore alla persona che indossa un oggetto piacevole da guardare. Sin dall’ età della pietra, con la scoperta di questo effetto sull’animo umano, l’uomo ha sentito il bisogno di adornarsi.  Nacque l’oreficeria e la realizzazione di ornamenti che nel corso della storia hanno assunto valori ben più grandi di quello puramente intrinseco: il gioiello identifica la civiltà in cui nasce, il periodo in cui è prodotto e la condizione sociale di chi lo possiede.  Piccoli laboratori orafi modestamente attrezzati hanno costruito per secoli i gioielli più impegnativi e quando l’artigiano dotato di particolare sensibilità è riuscito attraverso le sue capacità tecniche ad imprimere alla materia un’emozione, ha costruito un opera d’arte. Con l’industrializzazione la quantità di oreficeria prodotta in un anno nel mondo è diventata enorme, oggetti che per la maggior parte sono solo sfoggio di ricchezza,  il cui valore è legato solo alla quotazione del prezioso metallo con cui sono costruiti. D’altra parte, però, la lavorazione in serie ha valorizzato quella artigianale là dove continua ad essere impiegata. In altre parole dove tecniche e strumenti modernissimi sono al servizio della più schietta tradizione artigianale, sotto la guida di esperti maestri orafi si riesce a tenere alto il valore intrinseco del gioiello considerato opera d’arte nel confronto con la lavorazione in serie. Una secolare tradizione che ha dato all’Italia il primo posto nella classifica mondiale dei produttori di preziosi e grazie alla quale potrebbe superare la crescente competizione dei paesi asiatici, con dei gioielli “Made in Italy” sempre un gradino al di sopra degli altri.