Oro: il metallo del Sole

C’è chi dice che il famoso vello d’ oro alla cui conquista partì Giasone con gli Argonauti, fosse semplicemente una pelle di pecora usata da antiche popolazioni come rudimentale setaccio di sabbie aurifere. L’Egitto dei faraoni, invece, avevano sistemi più raffinati. Gli inventori delle piramidi prima trovarono le miniere poi misero a punto un sistema per raffinare il metallo grezzo e, infine, usarono l’ oro nel meraviglioso modo che ancora oggi possiamo ammirare nei musei di tutto il mondo. «Ci sono 1704 oggetti di squisita fattura la maggior parte dei quali in purissimo oro», telegrafò al suo mecenate Lord Carnarvon, Howard Carter, l’archeologo inglese che il 17 febbraio del1923 riuscì ad entrare nella tomba di Tutankhamon, nella cosiddetta “Valle dei re” a Luxor. Poco lontano da qui, sulla strada di Deir Al-Bahari, si trova il tempio di Hatshepsut, la sola donna che fu faraone, artefice di un vantaggioso patto commerciale con la regina del Punt: paese africano ricchissimo d’oro ma povero d’immaginazione, capace di scambiare alla pari preziose pepite con semi di lino. Per gli indiani l’oro è “luce minerale” . I cinesi lo chiamano “figlio dei desideri della natura” . E nell’antichità tanto in India quanto inCina si preparavano pozioni d’immortalità a base d’oro. “I capelli tornano neri e i denti ricrescono a chi si ciba d’oro” dicono gli antichi testi brahminici e forse da qui Gualtiero Marchesi ha preso l’idea di fare un sublime risotto con foglia d’oro. Invece dall’altra parte del mondo, prima chi i conquistadores spagnoli alimentassero la leggenda dell’Eldorado, il popolo Azteco, che adorava l’oro, lo associava con le mutazioni delle stagioni: come se la terra, al pari dei serpenti, fosse in grado di “cambiare pelle”. Impossibile dimenticare l’epopea degli alchimisti medievali alla ricerca della pietra filosofale: una sostanza capace di trasformare il piombo in oro. Non sono loro gli ultimi romantici: basta andare in alcune valli del monte Rosa o sulle rive del Po e del Ticino per vedere che ancora oggi c’è qualcuno che passa la domenica a caccia di pepite. Purtroppo i giacimenti italiani sono esauriti da un pezzo, i paesi produttori sono: Sud Africa, Nord America, America Latina, Australia e India. Ma i sogni, si sa, sono duri a morire.

CURIOSITÀ  DORATE

Per ottenere un’oncia d’oro (circa 31 grammi) un operaio lavora 38 ore, vengono estratte 3,4 tonnellatedi minerale greggio, occorrono 6.300 litri d’acqua, da 8 a 16 metri cubi di ari compressa e si utilizza tanta energia elettrica quanta se ne consuma per 10 giorni in una casa privata. Con un’oncia d’oro si può ricavare una lamina sottilissima, quasi trasparente, capace di coprire 10 metri quadri.Da un grammo d’oro si può fare un filolungo 3,5 chilometri con cui impreziosire metri e metri di lana e seta. Così sono nati imeravigliosi arazzi Gobelin e vestiti d’inaudito splendore come quello indossato da Caterina la Grande il giorno dell’inconorazione, ora esposto al museo del Cremlino. Impossibile citare l’enorme quantità di statue d’oro conservate nei templi orientali, ma quella del Buddah nel Wat Trimit di Bankok – 3 metri di altezza e 5 tonnellate e mezzo di peso- merita da sola il viaggio in Thailandia. Anche in tempi moderni si sono fatte cose che sarebbero piaciute a Goldfinger, il criminale che voleva rapinare Fort knox: Elvis Presley volle una Stutz rifinita in oro, così come Jayne Mansfield per la sua fuoriserie. D’oro massiccio è una pesantissima bottiglia di Coca Cola di un collezionista. Una curiosità: il 9 luglio 1864 terminarono i lavori della ferrovia tra l’est e l’ovest degli Stati Uniti d’America, e l’ultimo chiodo battuto era d’oro.

CONSIGLI PRATICI

L’uso più comune del prezioso metallo, il 65 per cento della produzione mondiale, è legato all’oreficeria. Il triangolo dorato Vicenza, Valenza Po e Arezzo ne detiene il primato. In Italia su tutti gli oggetti preziosi deve essere impresso il “titolo” ovvero la misura espressa in millesimi della quantità di metallo puro presente nella lega. Più alto è il titolo, più prezioso è l’oggetto. Per l’oro il titolo comunemente usato in gioielleria è 750, poi ci sono oggetti realizzati in 585, 500 e 333, il cosiddetto “oro basso”, il resto può essere rame, argento, nichel, palladio, platino, alluminio, a seconda dei colori che si vogliono ottenere. Può capitare di sentire l’espressione “oro a 18 carati o trovare vecchi gioielli con il marchio “18 kt” o 14, 12, 8: niente di grave, è il titolo espresso nell’antica misura pari alla ventiquattresima parte di un grano, legge in vigore fino al 1968. La parola carato deriva dall’arabo “qirat” , grano di carruba, piccolo peso. E il titolo è l’unica certezza, mordere i gioielli o tentare altri esperimenti empirici per capire se sono davvero d’oro, non serve a niente: i falsari vengono smascherati solo da prove di laboratorio,  con acido nitrico e “pietra di paragone”. Ma non è l’unico modo per valutare un gioiello, il suo valore dipende soprattutto dal tipo di lavorazione, dal design, dalla firma. Del resto il vero reddito di certi gioielli è la loro godibilità. Per pulirli ci si procuri della semplice acqua calda, un detersivo neutro, uno spazzolino morbido e una pelle di daino.

Platino: il metallo delle Stelle

Ogni anno al mondo si producono con fatiche a dir poco inenarrabili poche tonnellate di questo metallo! Un grammo di platino fornisce un filo lungo due chilometri. Pesantissimo (21,45 grammi per centimetro cubo, contro gli 11,35 del piombo), inattaccabile dagli agenti chimici e fisici, indeformabile al calore, il platino può essere considerato una conquista della civiltà moderna. Tanto per dare un’idea delle difficoltò che l’uomo ha dovuto superare per lo sfuttamento del platino si pensi che ricavare circa 31 grammi del materiale (un’oncia) significa estrarre dieci tonnellate di roccia e lavorarla per mesi prima di passare dal grezzo al lingotto.

STORIE E LEGGENDE

Fino a 250 anni fa lo si considerava argento di bassa lega. Il nome è infatti diminutivo di “plata”, argento in spagnolo, e gli venne dato dai conquistadores sbarcati nell’america latina dalla lontana penisola iberica. “Abbiamo dovuto abbandonare alcune delle miniere d’oro del Choco nella provincia di Nueva Grenada, perchè contengono troppa platina”, scrisse nel 1748 il matematico Antonio Ulloa nella “Relacion historica del viage a la America Meridional” commissionatagli dal Re di Spagna. Alludeva a un paese che oggi chiamiamo Colombia e alla sostanza che ha reso possibile la costruzione degli aerei supersonici e delle marmitte catalitiche, la conservazione dei cibi e la creazione di capolavori dell’arte orafa. In seguito alla relazione di Ulloa il mondo scientifico europeo conobbe un’agitazione senza precedenti. E lo stesso accadde ai falsari che, incautamente, presero a mischiare piccole percentua di platino alle finte monete d’oro per renderle più pesanti. Proprio per questo, nel 1758 la Corona Spagnola proibì il commercio del metallo la cui esistenza però, era già nota agli antichi egizi che, non si sa come, erano riusciti a decorare in platino un boccale d’oro considerato tra i più preziosi ritrovamenti dell’archeologia. Gli Incas, l’unico popolo il cui livello di civiltà poteva competere con quello della gente del Nilo, mescolavano grani di platino con polvere d’oro e riscaldavano il tutto. Colando, l’oro avvolgeva i grani di platino e li saldava tra loro dando vita a gioielli d’incredibile valore. Giacomo Casanova nelle sue “Memorie” racconta di aver visto un certo quantitativo di platino del Rio Pinto in casa della contessa d’Urfè, famosa alchimista dell’epoca e, ovviamente, sua galante conquista. Proprio in quel periodo (1799) in Germania fu creata una  lega di platino impiegando l’arsenico per ridurre il punto di fusione del metallo. Grazie a questa scoperta, Monsieur Janety, maestro orafo alla corte di Versailles sotto Luigi XVI, rischiò la vita riempendo la sua fucina di vapori d’arsenico per fare una zuccheriera in platino. Con l’introduzione del sistema metrico decimale nel 1975, fu necessario costruire tanto un metro quanto un chilo da custodire come unità di misura standard. Ci voleva un materiale incorruttibile e infatti i due esmplari originali che si vedono nel Pavillon de Breteuil a Sèvres sono in platino.

FASCINO PLATINATO

Raro, durissimo, quasi impossibile da trattare, il platino viene usato in gioielleria solo ai massimi livelli. Maestro indiscusso di quest’arte fu Louis Cartier che nel 1859 arrivò addirittura a fornire al camiciaio Charvet dei bottoni di platino sulla cui misura dovevano essere tagliate le asole. La prima collezione completamente realizzata in platino da cartier risale al 1895 e da allora l’illustre griffe francese non ha mai smesso di produrre capolavori d’artte con questo capolavoro della natura. A esserne affascinati furono personaggi come Scott Fitzgerald, Cole Porter, Greta Garbo e Jean Harlow detta anche ” la bionda platinata” . Charlie Chaplin definì “vera meraviglia della tecnica” due bracciali estensibili in platino ornati di diamanti portati abitualmente da Gloria Swanson. Le gemme più preziose della corona d’Inghilterra sono montate in platino come pure la maggior partwe dei gioielli di Wallis Simpson tra cui un’indimenticabile bracciale a forma di pantera in brillanti e onice con occhi di smeraldo.

Dopo il Sud Africa, responsabile dell’85 per cento della produzione mondiale,  il Canada, e marginalmente l’Unione Sovietica, è questa la più grande miniera di platino dell’universo. In realtà la scogliera di Merensky nel complesso sud africano di Bushveld è una fonte naturale inesauribile: 270 miglia da est a ovest per 180 miglia da nord a sud, pieni zeppi di platino e dei metalli della sua famiglia come rutenio, palladio, osmio e iridio. A sentire i geologi verrà  un giorno in cui diventerà antieconomico estrarlo dalla terrra, troveremo qualcos’altro per fabbricare pace-maker, fibre ottiche e quelle di vetro oltre che le lamette da barba.

CONSIGLI PRATICI

A chi invece volesse seguire i consigli di Oscar Wilde che riteneva il superfluo indispensabile, non resta che precipitarsi dal miglior gioiellere della citta sapendo che il titolo legale deve essere come minimo 950. Come distinguerlo dall’argento e dall’oro bianco? Dal peso, ovviamente, e dall’inossidabile resistenza: l’unica cosa per conservare i propri gioielli di platino è tenerli lontani dai ladri.

Argento: il metallo della Luna

Allo stato puro è il più bianco e il più brillante dei metalli. Si trova sotto forma di cristalli, laminette, granuli, filamenti o pepite solo in Canada, Norvegia e Perù. Altrimenti viene ricavato come solfuro dai minerali argentiferi presenti nel continente latinoamericano sopratutto in Messico) e in piccole quantità, nella galena e nell’ argentite della sardegna. Non è molto se si pensa che fino al secolo scorso l’argento era considerato il bene rifugio per eccellenza dopo l’oro. All’epoca il rapporto di valore tra i due metalli era di uno a 15, mentre oggi ci vogliono circa 50 grammi di argento per comprare un grammo d’oro. In compenso nessuno nega la nobiltà di una materia capace di condurre elettricità e calore oltre che sensibile alla luce. Essendo un materiale molto malleabile lo si può lavorare solo legato ad altri metalli, ma proprio grazie a questa sua intrinseca “tenerezza” l’uomo ha potuto creare capolavori preziosi: sculture, gioielli, stoviglie e perfino opere di grandi dimensioni come gli altari di certe chiese barocche.

Storie e leggende

Difficile stabilire quando iniziò il lungo sodalizio tra l’uomo e l’argento anche se è certo che già nelNeoliticolo si lavorava. L’archeologo Schliemann ne trovò svariate prove tra i reperti di Troia mentre negli scavi di Creta vennero alla luce opere d’epoca minoica e micenea. Gli inventori del vetro, i fenici dalle agili navi, erano esperti argentieri. Mai quanto gli Etruschi cui forse si deve la misteriosa anfora fatta da 110 medaglioni sbalzati, uno diverso dall’altro, ritrovata da un pescatore nel golfo di Baratti. I Greci  estraevano l’argento dalle miniere di Laurion, gli Sciti, invece, lo rubavano dove potevano per poi lavorarlo con barbaro splendore. L’impero romano divenne tale anche grazie al ruolo di Roma come centro di raccolta degli argenti del Mediterraneo. Carlo Magno collezionava pezzi di argenteria d’ogni epoca e paese. Il Medioevo vanta soprattutto opere sacre come l’altare di Volvinio nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. L’accidentale scoperta delle Americhe segnò un’ulteriore svoltanella produzione e nello stile dell’ argenteria. Partito alla ricerca del “paese delle spezie”, Cristoforo Colombo trovò invece la patria dell’oro e dell’argento. Inevitabile, quindi, la creazione di oggetti mai visti prima come la caffettiera. È di questo periodo un’idea che gli inglesi rubarono all’Olanda: usare l’argento per fabbricare cose di uso domestico e linea essenziale. Pochi secoli dopo il Re Sole avrebbe preferito le forme “Rocaille”, cioè a conchiglia. Dobbiamo arrivare al 1989 per ritrovare un’autentica follia d’argento: la Barbie realizzata dal gioielliere Tiffany per festeggiare i 30 anni della bambola più famosa del mondo.

Consigli pratici

L’argento si può utilizzare in mille modi diversi, perfino per il controllo delle nascite. Chi sceglie la spirale come metodo contraccettivo sappia che alcuni modelli contengono una certa quantità di questo metallo oltre al rame, grazie alla presenza dell’argento si limitano moltissimo possibili effetti collaterali come infiammazioni gravi e sterilità. Da sfatare una volta per tutte la teoria dell’intolleranza al materiale: è scientificamente provato che se la pelle si irrita a contatto con l’argento, è colpa del nichel presente nella lega. La manutenzione è facilissima: basta strofinare i gioielli con un panno morbido bagnato d’alcool. Periodicamente sarà bene pulirli con prodotti specifici oppure portarli dall’orafo di fiducia per interventi più radicali. Bando alla pigrizia, invece, nell’uso delle posate d’argento. Non è difficile conservarle bene: basta immergerle in un catino d’acqua tiepida e sapone se per caso si decide di lavare i piatti il mattino dopo una cena a base di sale, limone, maionese, uovo crudo, zafferano, aceto o loro derivati. Per lucidarle perfettamente, si strofinano ogni tanto con acqua e bicarbonato oppure bisogna passarle con appositi liquidi venduti nei negozi specializzati. Per conservare l’argenteria bisogna avvolgerla in un panno, carta velina o giornali e legareil pacchetto con lo spago, non con gli elastici che essendo di gomma sono veri nemici dell’argento. A questo punto si infila il tutto dentro un saccheto di plastica da chiudere ermeticamente una volta fatta uscire l’aria. Prima di acquistare oggetti di argenteria si controlli che ci sia il titolo legale: 925, 835 e sopatutto 800. Nei paesi anglosassoni, invece l’argento è sempre 925, cioè “Sterling” dal nome di un decreto emanato in Inghilterra nel 1238 che rendeva obbligatorio l’uso della stessa lega di rame con cui sono fatte le sterline. Più morbido dell’ 800, lo Sterling si presta meglio ad essere martellato ed inciso. Esistono in commercio splendide cose che pur essendo marchiate NON sono argento. Quando c’è scritto “Arg.1000″ oppure “Arg.800″  ci si trova davanti a semplice metallo argentato. “Silver plate” è ottone nichelato ed argentato. “Sheffield” è rame ricoperto da una sottile lamina d’argento, mentre “Argentone” è una lega di rame, zinco e nichelio.